“Un calendario scolastico sul ripudio alla guerra” – Mercoledì 11 Gennaio 2017

Sul finire dell’estate il terremoto del centro Italia ha rappresentato, per chi come noi vive in quest’area geografica, l’inizio di un periodo contraddistinto da molta paura e da grande incertezza per il futuro.

Intorno a settembre, prima della ripresa delle nostre attività di volontariato nelle scuole e dei successivi terremoti, più emotivamente devastanti del primo, arriva, al nostro gruppo E, la proposta di partecipare ad un progetto per la realizzazione di un calendario scolastico per l’anno prossimo.

Un anno, il 2017, in cui provare a riporre nuove, altre speranze, quindi, perché no, proviamo a partecipare. Scelta fatta un tantino di getto, senza sapere in quali classi avremmo svolto l’intervento e l’argomento ci viene assegnato “d’ufficio”: è sull’art.11 della Costituzione e quindi sul ripudio della guerra.

Intanto, il nostro gruppo scuola si sta un tantino decimando, per scelte di vita, di studio e quant’altro…e, dunque, alla fine potrei ritrovarmi a gestire la cosa in autonomia….. E’ a questo punto che il timore di non essere adeguata per questa impresa, inizia a farsi strada, man mano che il tempo passa.

Vengo contattata dalle insegnanti e appuro che le classi coinvolte nel progetto sono delle elementari: una quarta e una seconda (praticamente una prima, visto che siamo agli inizi di ottobre e che la scuola si è riaperta solo un paio di settimane prima….). Il timore si trasforma in paura, a tratti si colora di puro terrore…

Carmela, mia compagna di viaggio nel gruppo scuola e volontaria da più tempo di me, diventa il mio riferimento continuo. Trascorro anche qualche notte insonne, che anziché portarmi buoni consigli, mi suggerisce di rifiutare, alla fine, a partecipare all’iniziativa…. per la testa mi frullavano pensieri scoraggianti del tipo: “non ce la potrò fare, è certo che non mi capiranno, non mi ascolteranno, non avranno interesse, come faccio a parlare dell’art. 11, della Costituzione, a bimbetti così piccoli?”

I giorni passano e devo decidermi a prendere il coraggio a due mani. Inizio a sfogliare il materiale che in altre occasioni abbiamo usato per gli interventi nelle classi della scuola secondaria di Primo Grado, la media per intenderci, e comincio un’attività di costruzione dell’intervento scegliendo le slides più colorate e luminose, quelle a cui far riferimento per partire dal concreto e imbastire una storia appetibile anche per i più piccini su Emergency, sulle sue attività, sulla guerra e sulla costituzione.

Arriva il fatidico giorno, Carmela mi ha sostenuto in tutti i modi, è sicura che l’intervento sia costruito logicamente e potrebbe suscitare un minimo d’interesse al nostro pubblico di bimbetti. Mi butto, vado e tremo….entro, guardo, sorrido e inizio. I bimbi ascoltano, alzano le manine, guardano curiosi e ascoltano attenti, sorridono e vogliono-pretendono di interagire. Alcuni raccontano le storie che i loro nonni hanno raccontato loro sulla guerra e questo gioco della memoria li avvicina ai tanti bambini che nelle slides sorridono loro da posti lontani e segnati ancora oggi dalla guerra.

Altri, che non hanno storie da raccontare, vogliono leggere le righe delle poesie che ho portato a corredo, le ho scaricate dall’area scuola a supporto dell’intervento. E’ così che le parole, fatte di lettere spesso ostili, ribelli, a volte sconosciute, diventano loro amiche. Tutti vogliono leggerle e scoprirle per scolpirle nella testa e non dimenticarle e ripeterle a voce alta dalla cattedra, come sanno fare bene solo le maestre.

L’atmosfera si scioglie e in quel micro mondo di bimbetti diventiamo subito amici e battiamo cinque ad ogni
parolone letto bene o anche scandito piano piano, ma ad alta voce con coraggio e a testa alta: anche loro così, a loro modo, hanno voluto dare un contributo a Emergency, di cui si può diventare volontari tra troppo tempo, solo quando diventeranno grandi.

Da questa seconda elementare sono uscita ricaricata. Allora è stato possibile, ce la farò anche in quarta….e così è stato.

Il clima di accoglienza e disponibilità, sicuramente preparato ad hoc dalle maestre, il cui contributo e la cui presenza confortante ricordo con vero piacere, sono stati palpabili e gli occhi attenti e fissi, disincantati e curiosi dei bambini hanno cancellato ogni paura.

Sono stata felice di aver accettato la sfida, alla fine.

In fondo, con i bambini capirsi è semplice. Quando ti prendono per mano, quando battono cinque, hanno già scelto di fidarsi di te e sono come il cemento umido, tutto quello che li colpisce lascia un’impronta.

Speriamo che Emergency, con il suo simbolo E, su cui tanto ci siamo soffermati durante gli incontri, abbia lasciato loro un’impronta che sia, per il loro futuro, anche significativa.

(Merinda, Volontaria Gruppo di Teramo)

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